Sergio Vacchi
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Sergio Vacchi è stato uno degli artisti protagonisti del ‘900 italiano con un arco di attività che comprende quasi 65 anni di lavoro con oltre 5000 opere prodotte.
Nasce a Castenaso di Bologna nel 1925, è un bambino solitario poi un adolescente irrequieto che passa le sue giornate immerso nella lettura; a 19 anni si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza, ma quegli studi non fanno per lui e così, dopo un paio d’anni, inizia ad avvicinarsi, come autodidatta, alla pittura. Nel 1947, invita nel suo studio lo storico Francesco Arcangeli e da costui vuole un parere sulle sue prime opere. Da quell’incontro ha inizio un’amicizia e una stima profonda che durerà per tutta la vita. Arcangeli diventa il suo confidente, il suo promotore, il suo amico complice.
Il 1959 è un anno cruciale per Sergio Vacchi, sia per la vita artistica che personale: a questa data risale il suo trasferimento a Roma, lontano dalla realtà bolognese, ormai diventata eccessivamente provinciale e priva di stimoli. Nella capitale l’artista viene inserito nel mondo culturale e stringe amicizia con numerosi intellettuali di quel periodo, come Giorgio de Chirico, Ennio Calabria, Renato Guttuso, Federico Fellini, Mario Missiroli, Piera degli Esposti, Giuliana Calandra, Vittorio De Sica, Marina Malfatti, Goffredo Parise, Leonardo Sciascia, Pupi Avati, Alberto Moravia e numerosi altri artisti, entrando a far parte di quel mondo variegato e pieno di stimoli che lo aveva portato a desiderare il trasferimento da Bologna.
È un periodo importante per Sergio Vacchi: c’è molto interesse ed entusiasmo per il suo personalissimo modo di fare arte. Viene apprezzato e stimato da storici dell’arte, tra cui Francesco Arcangeli, Enrico Crispolti, Maurizio Calvesi, Giuliano Briganti, Roberto Tassi, Marisa Volpe, Lorenza Trucchi, Giovanni Testori, Erich Steingräber, Pierre Restany, Barbara Rose e da importanti gallerie, prima fra tutte, la prestigiosa Galleria Odyssia. Inizia anche ad avere collezionisti di rilievo, tra cui Vittorio De Sica, Federico Fellini, ma anche Carlo Ponti e Sofia Loren che acquistano negli anni ben centodieci suoi quadri.
In questo lungo e fervido percorso di vita romana attraversa numerosi cicli pittorici e passa dall’informale al figurativo.
Nel 1993 sposa il suo grande amore, la compagna e Musa ispiratrice Marilena, con la quale rimarrà per tutta la vita.
In questi anni espone in grandi gallerie e musei nazionali ed internazionali e nel 1997 compie un nuovo trasferimento che lo porta a vivere nel Castello di Grotti in provincia di Siena, dove intraprende un nuovo capitolo della sua vita, più intimo e solitario, anche se continua a dipingere con la fervida produzione di sempre. Al Castello di Grotti rimane fino alla sua morte, avvenuta il 15 gennaio del 2016.
I cicli dal 1948 al 1968
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Nell’arco della sua lunga produzione Vacchi ha attraversato numerosi cicli pittorici, avvicinandosi inizialmente ad un vitalismo picassiano e cubista che abbandona verso il 1952 per confrontarsi con la lezione di Cézanne, in particolar modo con quella delle vedute della montagna di Sainte Victoire. Protagonisti dei suoi dipinti diventano boschi e paesaggi della Padania, testimoni della scelta di un discorso intimo e solitario con la natura.
Nel 1956, si avvicina alla poetica dell’lnformale. L’Informale è la tendenza artistica diffusasi in Europa, America e Giappone negli anni Cinquanta che pur non avendo rappresentazioni figurative canoniche rapportabili alla tradizione culturale precedente, “lasciano sempre aperto il dialogo con la nozione figurativa, anche quando professa un’astrazione ‘pura’”. Piuttosto si predilige il concetto di non figurativo il quale nega la possibilità di una rappresentazione coerente della realtà ma al contempo ne trattiene una traccia.”* Questa fase pittorica, incentrata su un dipingere violento, immediato ed istintivo, prende consistenza negli anni a cavallo tra 1956 e 1962. I quadri di questo periodo sono quasi senza controllo: figure, spazi, materie, colori, si fondono sulle grandi tele nelle quali il senso dell’organico viene reso con una creatività illimitata.
Dal 1962 al 1968 Vacchi si dedica a tre grandi cicli (testimonianza del fatto che Roma e il suo fascino hanno stimolato la sua produttività): Il Concilio, La morte di Federico II di Hohenstaufen e Galileo Galilei semper.
Sono tutte tematiche che convergono su una riflessione del potere: quello ecclesiastico, storico e scientifico.
* Cit. prof. Crispolti, Lessico L’informale. Antologia di poetica 1943-1961 de Luca Editori d’Arte, pp. 21-22
Omaggio a De Chirico
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Nel 1974 Vacchi è presente alla mostra dal titolo Itinerario mitologico, Vacchi, Böcklin De Chirico e Savinio con catalogo a cura di Giuliano Briganti presso la Galleria dell’Oca di Roma e un anno dopo realizza una grande opera intitolata Omaggio a de Chirico.
In questo periodo Vacchi dipinge il ciclo del Pianeta in cui gabbiani, colonne, pavoni, esili donne, altri elementi simbolici animano spiagge deserte e desolate. Lo scenario dell’opera è lo stesso, ma al centro un uomo di spalle abbraccia un manichino, a significare il profondo legame tra l’uomo e il suo immaginario artistico.
Greta Garbo
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Il ciclo di opere su Greta Garbo è qualcosa di estremamente sentito da Vacchi che, per anni, continua a ritrarla e reinterpretarla con un immaginario simbolico misterioso. I personaggi interpretati da questa grande attrice, la vita camaleontica, il suo travestitismo scenografico e soprattutto il suo bisogno di concentrazione e distanza dalla vita mondana hollywoodiana, stimolano la creatività di Vacchi, rendendola protagonista assoluta di molte sue tele.
Nell’estate del 2001 allestisce una mostra presso la sua Fondazione dedicata alle immagini di questa donna dal titolo Giorgio Strehler-Sergio Vacchi: l’incontro di due artisti intorno al mito di Greta Garbo.
I cicli dagli anni ’70 agli anni 2000
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Negli anni ‘70 esegue una serie di dipinti intitolata i Capricci: si tratta di opere su supporto ligneo raffiguranti in particolar modo conchiglie o entità amorfe disperse in ambientazioni sabbiose e crepuscolari. Agli anni ‘80 risalgono una serie di opere raffiguranti i tetti di Roma, ma Sergio Vacchi è anche impegnato nel ciclo nominato Stanze della Nekyia.
Sono personaggi rappresentati in luoghi chiusi, circondati da pochi oggetti: di solito un cuscino, una sedia impagliata, una bambola di pezza. Nello stesso periodo, inizia a realizzare una serie di ritratti, lavoro che porterà avanti insieme ad altri cicli per tutta la vita. Si tratta di immagini di amici e personaggi da lui amati ed ammirati: Proust, Samuel Beckett, Franz Kafka, Alberto Savinio, Francesco Arcangeli, Giuliano Briganti, Roberto Tassi, Otto Dix, Greta Garbo, Francis Bacon e molti altri.
Nel 1993, l’artista avvia un nuovo ciclo pittorico, intitolato Leonardo Codice Verso. Il ritorno e l’andata. Si tratta di circa quaranta tele che narrano un surreale ritorno di Leonardo da Vinci in Italia in bicicletta, nella nostra epoca tecnologica. Negli anni 2000 continua a dipingere ritratti di amici e personaggi dello spettacolo.
L’intuizione
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L’intuizione di Vacchi, il suo terzo occhio, può essere letta in un quadro del 2000, intitolato Comunicazione urgente. Si tratta dell’intuizione dell’attacco alle torri gemelle. Su questo grande dipinto di 2 metri per 2, sulla sinistra si vedono le due grandi tower, mentre al centro si trova un aereo che sta andando verso di loro, una figura femminile che corre e una scimmia in primo piano con un cellulare in mano. Inizialmente Vacchi aveva dipinto 2 aerei, proprio come avvenne nel terribile 11 settembre del 2001, ma la moglie vedendo il quadro mentre lo stava dipingendo nel suo studio, gli aveva detto che due aerei, forse, erano troppi e allora Vacchi ne aveva cancellato uno, sostituendolo con nuvole.
Pensare che con un anno di anticipo abbia dipinto un’opera simile a quel disastro, è qualcosa di inspiegabile e profetico, proprio come era lui.
Strane armonie e combinazioni di inspiegabili eventi hanno spesso animato, negli anni, le tele di Vacchi, profeta magico e moderno che per ispirazione prosegue il cammino già intrapreso da molti artisti del passato.
La fondazione
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Sergio Vacchi ha amato profondamente Siena, la sua terra e il suo paesaggio, tanto che nel 1996 ha acquistato il Castello di Grotti e ne ha fatto la sede della sua Fondazione.
Da allora, la Fondazione Sergio Vacchi si occupa di preservare e divulgare l’opera di questo grande artista e promuove manifestazioni culturali nel territorio, con la partecipazione del mondo artistico nazionale ed internazionale.
Nelle ex scuderie del Castello e nel giardino all’italiana, si organizzano, nel periodo estivo, esposizioni di pittura e scultura, concerti e spettacoli teatrali; inoltre, la Fondazione Vacchi si occupa di implementare la pinacoteca di sua proprietà e dell’archivio delle opere del Maestro.
Nel corso degli anni si sono susseguite numerose mostre sia di fama internazionale, come, ad esempio, l’opera grafica completa di Francisco Goya, proveniente dal Museo del Prado, sia di giovani artisti dell’Accademia di Firenze. La Fondazione Vacchi ha la missione di abbracciare la cultura a 360 gradi, dando spazio non solo ad artisti già affermati ed apprezzati, ma anche a giovani emergenti.
Il castello
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Il Castello di Grotti, che sorge su un insediamento etrusco sulle dolci colline a sud di Siena, è citato nei documenti storici fin dall’inizio del XIII secolo. In seguito, ha subito numerose trasformazioni, fino al secolo XIX, quando l’aspetto severo di fortilizio con due torrioni è stato adattato a più confortevole abitazione, con l’aggiunta di un esteso parco, suddiviso in giardino all’italiana e bosco all’inglese.
La torre è ricordata nel 1221 come luogo di origine di Orlandino di Azzo, un attivo operatore finanziario dell’epoca e successivamente appartenuta al casato patrizio degli Ugurgieri, fino al 1687. Altre notizie attestano che fu presa e devastata con le case annesse e con la vicina torre delle Stine dai soldati austro-ispani, nell’ultima guerra contro Siena e Montalcino.
Il grandioso castello, in bilico tra il fortilizio e il palazzo, con pianta ad “U” e una base a scarpa, fu tramutato nel secolo XIX ad uso di casa di campagna dei Marchesi Ballati – Nerli, arricchito con viali alberati e giardini.
Nel secolo scorso, divenuto proprietà della famiglia Piccolomini, una parte di esso fu acquistato e restaurato da Sergio Vacchi nel 1997, con l’intento di creare un centro internazionale per le arti.
Il giardino all’italiana
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Il Castello di Grotti è circondato da due ettari di giardino all’italiana e da un parco all’inglese, un particolare unico su tutta la provincia di Siena, caratterizzato da una suddivisione geometrica degli spazi mediante filari alberati e siepi di bosso e lauro.
Inoltre, la Fondazione Vacchi fa parte dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI) che annualmente promuove l’appuntamento ‘giardini aperti’ con il Patrocinio del Ministero della Cultura, e da diversi anni apre le porte al pubblico, mettendo a disposizione la varietà storico-artistica e botanica del giardino.
Il parco del Castello di Grotti è anche la sede del riposo definitivo di Sergio Vacchi che è riuscito ad essere sepolto nel luogo che più ha amato e che ospita anche numerose sculture di grandi artisti, che negli anni sono entrate a far parte del contesto della Fondazione, come, ad esempio, il grande Centauro di Augusto Perez e l’omaggio di Adriano Bimbi a Las Meninas del Velasquez.